Makoto Shinkai, il regista giapponese che ha conquistato il mondo con opere come Your Name e Weathering with You ha raggiunto nuovi vertici con Suzume disponibile su Netflix. Questo film, uscito nel 2026, rappresenta un punto di svolta nella carriera di Shinkai, avvicinandosi allo spirito dei capolavori di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli.
La storia segue Suzume una giovane ragazza che, aprendo accidentalmente una porta mistica, scatena una serie di eventi catastrofici. Insieme a Souta un Closer trasformato in una sedia a tre gambe da un gatto mistico di nome Daijin Suzume intraprende un viaggio per chiudere queste porte e salvare il Giappone da vermi giganti invisibili, responsabili dei terremoti.
Un viaggio tra fantasy e trauma collettivo
Shinkai ha sempre esplorato il rapporto tra umanità e natura, ma con Suzume questo tema raggiunge una profondità inedita. Il film fa parte della Trilogia dei disastri insieme a Your Name e Weathering with You ma è qui che il regista affronta in modo esplicito il trauma collettivo del Giappone, in particolare il terremoto e lo tsunami del Tohoku.
La madre di Suzume è morta in questa catastrofe, e la sua missione di chiudere le porte mistiche diventa un modo per elaborare questo lutto irrisolto. Il film propone un’idea radicale: e se i terremoti non fossero solo fenomeni naturali, ma la conseguenza di un sistema cosmico millenario che richiede custodi umani per mantenere l’equilibrio?
Elementi fantastici e riferimenti a Miyazaki
Shinkai non si trattiene quando si tratta di elementi fantastici. I vermi giganti che emergono dalle porte ricordano le divinità ambientali di Principessa Mononoke mentre l’Ever-After il regno sospeso abitato dai morti dove il tempo si ferma, evoca il mondo onirico visitato da Mahito in Il ragazzo e l’airone. Il mondo in cui si muove Suzume e la storia d’amore ricordano, invece, Il Castello Errante di Howl.
La trasformazione di Souta in una sedia a tre gambe potrebbe sembrare bizzarra, ma funziona perfettamente. Entrambi i personaggi sono diventati mascotte adorabili, un elemento che lo Studio Ghibli ha sempre saputo sfruttare magistralmente.
Temi oscuri e maturi
Sotto la superficie giocosa, Suzume affronta temi oscuri e maturi. Sia Suzume che Souta accettano, a un certo punto del loro viaggio, di poter non sopravvivere. Non si tratta di eroi invincibili, ma di martiri consapevoli che il loro sacrificio potrebbe essere necessario per guarire il Giappone. Questa consapevolezza della mortalità conferisce al film una gravità emotiva che lo distingue dai precedenti lavori di Shinkai.
Makoto Shinkai ha creato con questa pellicola il suo lavoro più ambizioso e completo, un’opera che merita pienamente di essere menzionata accanto ai capolavori di Miyazaki. Suzume dimostra che è possibile onorare una tradizione senza limitarsi a imitarla, che si può costruire qualcosa di nuovo attingendo alle radici più profonde del cinema d’animazione giapponese.



