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19 Agosto 2026

Scopri Vanuatu, l’arcipelago vulcanico con la più alta densità linguistica al mondo

Scopri Vanuatu, un arcipelago vulcanico nell'Oceano Pacifico dove la diversità culturale e paesaggistica crea un'esperienza unica al mondo.

Scopri Vanuatu, l'arcipelago vulcanico con la più alta densità linguistica al mondo

Nell’immenso Oceano Pacifico, a est dell’Australia, si nasconde un tesoro di inestimabile valore: Vanuatu. Questo arcipelago vulcanico, composto da 83 isole, è un luogo dove la natura e la cultura si intrecciano in un abbraccio eterno. Qui, la diversità non è solo paesaggistica, ma anche culturale, con centinaia di sottogruppi etnici che parlano oltre 113 idiomi, rendendo Vanuatu il luogo con la più alta densità linguistica al mondo.

Vanuatu non è una semplice destinazione turistica, ma un mondo da scoprire, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Ogni giorno qui è un’avventura, un’opportunità per immergersi in una cultura unica e per riscrivere i confini dell’ignoto.

Il Sandroing: l’arte della scrittura sulla sabbia

Dopo un lungo viaggio, atterrare al piccolo aeroporto di Port Vila, la capitale di Vanuatu, sembra quasi un miraggio. Qui, tra le nebbie, si intravede l’isola di Éfaté, scoperta per la prima volta dall’esploratore James Cook nell’estate del 1774. Entrando in città, si notano ancora le cicatrici del terremoto del dicembre 2026, ma il popolo di Éfaté non si è arreso. Ha rimboccato le maniche e ha iniziato la ricostruzione, dimostrando un legame indissolubile con la propria terra.

Al Vanuatu Cultural Centre, Edgar Hinge custodisce e tramanda il Sandroing la scrittura sulla sabbia, dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Con un dito, Hinge traccia linee continue e fluide sulla sabbia, creando labirinti geometrici, figure di pesci, tartarughe e spiriti ancestrali. Questa arte, che qui è veicolo di conoscenza e unione, permette di narrare storie di famiglia, leggende sulle origini, trasmettere leggi, definire i confini tra i clan e ricordare i defunti.

Le tradizioni di Futuna e il piatto nazionale Lap-Lap

Nel villaggio di Ekasup, guidati dal carismatico Jeffet Naora Wihi, si scoprono le tradizioni dei discendenti di Futuna, una delle poche popolazioni di origini polinesiane in un arcipelago prevalentemente melanesiano. Qui, la tecnica di conservazione del cibo è un’arte: tuberi come l’igname e il taro vengono avvolti in foglie di banano e sepolti in buche profonde e fresche, dove rimangono commestibili per mesi, protetti persino dalle violente precipitazioni.

Mentre il capo villaggio racconta, le donne preparano il Lap-Lap il piatto nazionale. Le radici di taro o igname vengono grattugiate fino a ottenere una pasta densa, arricchita da latte di cocco e carne, avvolta con cura in foglie di banano. La cottura avviene in un forno scavato nel terreno e formato da pietre vulcaniche roventi. Il risultato è una pietanza dal sapore affumicato e dalla consistenza terrosa, che racchiude l’essenza stessa di Futuna e di Éfaté.

Il rito del Naghol: un salto nel vuoto

L’isola di Pentecost, lunga e stretta come una lama di giadeite lanciata nel blu del Pacifico, è il palcoscenico di uno dei riti più vertiginosi del mondo: il Naghol. Ogni anno, tra aprile e giugno, si tiene questa pratica, antesignana del moderno bungee jumping. Dinanzi svetta la torre, una meraviglia di ingegneria, alta fino a 30 metri, realizzata senza usare nemmeno un singolo chiodo metallico.

Attorno alla torre, centinaia di persone danzano e cantano, vestite con i costumi tradizionali in fibra vegetale. È un ritmo ipnotico, un battito di piedi che fa tremare il suolo, mentre i saltatori cominciano a scalare la struttura. Raggiunta la piattaforma più alta, il tempo si ferma. La sagoma del saltatore ora si staglia contro il sole: una presenza minuscola di fronte all’immensità del paesaggio. L’uomo ha due liane legate alle caviglie. La misura, calcolata dai saggi del villaggio, traccia il confine tra la vita e la morte.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.