Chi: istituzioni culturali e scientifiche, curatori e organizzatori di eventi. Cosa: iniziative pubbliche che riportano alla luce storie femminili. Dove: musei, festival, collane editoriali. Perché: restituire visibilità a contributi spesso ignorati dalla storiografia e dai media.
Negli ultimi anni sono cresciute iniziative che mettono le donne al centro: dibattiti su icone televisive e cinematografiche, presentazioni su pioniere dell’esplorazione spaziale, volumi che riscattano protagoniste dimenticate. Questi appuntamenti offrono occasioni differenti per ripensare ruoli, rappresentazioni e contributi femminili, e mostrano quanto la narrazione pubblica stia lentamente diventando più inclusiva.
Qui sotto presentiamo tre progetti pubblici – diversi per formato e pubblico, ma simili nell’obiettivo: rendere visibili storie di donne troppo spesso trascurate. Le informazioni provengono dai programmi e dagli annunci ufficiali degli enti coinvolti.
Wonder Woman al Smithsonian: un confronto tra passato e presente
Il Smithsonian American Women’s History Museum dedica un evento a Wonder Woman come icona culturale e simbolo di rappresentanza femminile. Sul palco, Lynda Carter, che interpretò il personaggio nella serie televisiva tra il 1975 e il 1979, dialogherà con Patty Jenkins, regista dei più recenti film sull’Amazzone. L’appuntamento è il 5 marzo nello Smithsonian Arts & Industries Building (900 Jefferson Drive SW, Washington, DC). L’idea è raccontare come il personaggio si sia trasformato nel tempo e quale influenza abbia avuto sulla rappresentazione delle donne nei media.
Cosa aspettarsi: una conversazione pubblica con successiva interazione col pubblico, che esplorerà le origini, le metamorfosi e la ricezione di Wonder Woman come simbolo di empowerment. Dopo l’incontro principale è prevista una tavola rotonda sul cosiddetto “effetto Wonder Woman”: esperti dell’intrattenimento, dirigenti aziendali e rappresentanti del servizio pubblico discuteranno l’impatto del personaggio sui modelli di leadership e sulle aspettative sociali. Il programma propone anche una riflessione sugli aspetti produttivi e culturali che hanno garantito la longevità del personaggio.
Donne nello spazio: Valerie Neal al Museum of Flight
Al Museum of Flight di Seattle, Valerie Neal presenta On a Mission: The Smithsonian History of U.S. Women Astronauts, un saggio che ricostruisce le carriere di 61 donne coinvolte nei programmi di volo umano negli Stati Uniti nell’arco di 45 anni. L’autrice — curatrice ed esperta di storia aerospaziale — mette a fuoco percorsi professionali, formazione specialistica e gli ostacoli che le donne hanno incontrato nel settore, indicando anche programmi di mentoring e iniziative istituzionali rivolte alle nuove generazioni.
Format dell’evento: l’intervento di Neal sarà seguito da una sessione di domande e risposte e da momenti di firma copie. L’incontro è pensato per appassionati di tecnologia e storia aerospaziale: l’ingresso è gratuito per i soci del museo e incluso nel biglietto d’ingresso generale; per i non soci il costo adulto segnalato è di 29 dollari. L’allestimento prevede la presentazione di materiali d’archivio e reperti legati allo Shuttle e alla Stazione Spaziale Internazionale, utili a contestualizzare il libro e le ricerche collegate. L’evento si colloca inoltre in un quadro più ampio di collaborazioni tra musei e istituzioni scientifiche.
We the Women: restituire spazio a protagoniste invisibilizzate
Norah O’Donnell firma We the Women: The Hidden Heroes Who Shaped America, una raccolta di 35 biografie dedicate a donne il cui ruolo nella storia statunitense è stato sottovalutato. Il volume vuole colmare vuoti nei programmi educativi e offrire modelli identitari alternativi per le nuove generazioni, portando alla luce figure che hanno inciso in campi come la scienza, la politica, l’Innovazione tecnologica e la cultura.
Alcuni profili: accanto a nomi noti come Eleanor Roosevelt, il libro recupera figure meno presenti nei manuali scolastici — Mercy Otis Warren, intellettuale della Rivoluzione americana la cui critica al potere centrale influenzò il dibattito sul Bill of Rights; Charlotte Forten, che con le sue memorie racconta la vita di una donna nera libera nell’anteguerra; Zitkala-Sa, scrittrice e attivista indigena ricordata anche per essere stata la prima donna nativa sepolta ad Arlington. O’Donnell sottolinea come molte fonti femminili siano scomparse o siano state scartate: per questo sollecita il recupero di diari, lettere e testimonianze, strumenti fondamentali per ricostruire una storia più completa.
Un filo comune: visibilità, rappresentazione, memoria
Queste iniziative, pur differenti per linguaggio e pubblico, convergono su un punto: rendere visibili esperienze che la memoria collettiva ha marginalizzato. Che si tratti di una supereroina che ha formato immaginari televisivi e cinematografici, di scienziate e astronauti che hanno rotto barriere professionali, o di donne la cui voce è stata cancellata dai documenti ufficiali, il risultato è lo stesso: aumentare la presenza femminile nella narrazione pubblica.
Negli ultimi anni sono cresciute iniziative che mettono le donne al centro: dibattiti su icone televisive e cinematografiche, presentazioni su pioniere dell’esplorazione spaziale, volumi che riscattano protagoniste dimenticate. Questi appuntamenti offrono occasioni differenti per ripensare ruoli, rappresentazioni e contributi femminili, e mostrano quanto la narrazione pubblica stia lentamente diventando più inclusiva.0