Il 17 settembre 2026, le sale cinematografiche italiane hanno ospitato il nuovo capitolo della celebre saga videoludica, un reboot scritto e diretto da Zach Cregger. La distribuzione è stata affidata a Sony Pictures Releasing Italia che ha presentato un prodotto decisamente più cupo e violento rispetto al precedente tentativo di portare il franchise sul grande schermo. La storia è completamente originale, priva di collegamenti diretti ai titoli precedenti, e si concentra su un protagonista mai visto prima, interpretato da Austin Abrams. L’obiettivo è ricreare l’atmosfera del primo survival horror di Capcom, facendo rivivere la paura claustrofobica tipica dei primi giochi per PlayStation.
Fin dall’inizio, il pubblico più accanito si è chiesto se il film includesse una scena nascosta alla fine dei titoli, pratica ormai consolidata nei blockbuster geek. La risposta è semplice e netta: non ci sono scene post-credits. Quando gli ultimi ringraziamenti della troupe cominciano a scorrere, la narrazione si chiude definitivamente, senza alcun teaser o cameo che possa anticipare un futuro sequel.
Assenza di scene post-credits: il film chiude al termine dei titoli
Il regista ha scelto deliberatamente di non inserire alcun bonus dopo il finale, contrariamente a quanto accade nella maggior parte dei film tratti da fumetti o videogiochi. Questa decisione rompe la tradizione dei post-credits che spinge gli spettatori a rimanere in sala fino all’ultimo secondo. Il risultato è una conclusione che rispetta la tensione costruita per tutta la durata della pellicola, senza diluirla con una coda di easter-egg superflui. Quando le luci si riaccendono, il pubblico è libero di commentare l’esperienza subito, senza dover attendere un eventuale annuncio nascosto.
Scelte narrative di Zach Cregger: un horror puro e indipendente
La filosofia di Zach Cregger per questo progetto è stata chiara fin dal principio: offrire un survival horror autentico, privo di giochetti commerciali. Il regista, noto per lavori recenti come Barbarian e Weapons ha rifiutato di inserire personaggi iconici come Leon S. Kennedy o Chris Redfield, così come piani complessi di Umbrella Corporation. La trama segue la disperata notte di un eroe originale, interpretato da Austin Abrams che lotta contro i mutanti del T-Virus in un contesto claustrofobico. La mancanza di un colpo di scena nei crediti è quindi coerente con il desiderio di mantenere alta la tensione claustrofobica fino all’ultima inquadratura.
Il protagonista inedito e il suo percorso
Il personaggio di Abrams non è legato al canone dei giochi: è un sopravvissuto senza nome riconoscibile, la cui unica missione è fuggire da un edificio infestato. La sua lotta è mostrata attraverso sequenze di jump scare genuine, senza ricorrere a riferimenti secondari che possano distrarre lo spettatore. La narrazione si concentra sul senso di urgenza e sulla paura palpabile che permea ogni scena, replicando fedelmente lo spirito del primo Resident Evil su PlayStation.
Prospettive per un eventuale sequel
Pur non avendo inserito scene extra, il futuro della saga sul grande schermo rimane aperto. Zach Cregger ha indicato in diverse interviste la disponibilità a sviluppare ulteriori idee, qualora i risultati al botteghino fossero soddisfacenti. Al momento, non esistono conferme ufficiali su un sequel, ma la porta rimane socchiusa per nuovi sviluppi narrativi. Per ora, gli spettatori possono godersi l’esperienza horror così com’è, senza doversi preoccupare di eventuali sorprese nascoste alla fine dei titoli di coda.



