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14 Ottobre 2026

Gli elementi lovecraftiani nascosti in Stranger Things

Scopri come le dimensioni invertite e le creature mostruose di Stranger Things nascono dall’eredità lovecraftiana.

Gli elementi lovecraftiani nascosti in Stranger Things

Quando Stranger Things è stata lanciata su Netflix, pochi avrebbero immaginato che la sua forza narrativa sarebbe radicata in un filone letterario tanto oscuro quanto poco commerciale: l’orrore cosmico. I creatori, i fratelli Duffer, hanno intrecciato elementi tratti da H.P. Lovecraft, dando vita a una serie che ha conquistato sia gli appassionati di fantascienza che il grande pubblico. Questo articolo analizza i punti di contatto più evidenti tra la mitologia lovecraftiana e le componenti chiave della fiction, dimostrando come la serie abbia reinventato un genere quasi esclusivo dei libri per televisione.

L’Upside Down: una reinterpretazione delle dimensioni lovecraftiane

Nel corpus di Lovecraft, l’autore descrive mondi separati dal nostro, come i Dreamlands o l’Outer Void abitati da entità che attendono l’apertura di varchi. Stranger Things riprende questo concetto con l’Upside Down, una realtà speculare dove la fisica è distorta e le creature sono intrappolate. Il termine “gate” è usato costantemente per indicare i portali che collegano i due piani, un chiaro omaggio al “gate” delle storie lovecraftiane. Inoltre, l’esperimento di Dr. Brenner su Eleven, che espande le capacità mentali della ragazza fino a percepire l’altra dimensione, riecheggia il racconto “From Beyond”, dove un apparecchio apre la mente a realtà sconosciute. La struttura narrativa di questi passaggi rispecchia il tipico avvertimento lovecraftiano: l’uomo non dovrebbe interferire con forze al di là della sua comprensione.

Il Mind Flayer: l’ombra di Cthulhu nel mondo contemporaneo

Il Mind Flayer antagonista principale delle prime stagioni, condivide numerosi tratti con Cthulhu, l’iconica bestia tentacolare dei miti di Lovecraft. Entrambi sono descritti come entità colossali che governano dimensioni oscure e rimangono, per lo più, enigmi per l’umanità. Matt Duffer ha dichiarato di aver voluto creare “un’entità interdimensionale al di là della comprensione umana”, proprio come avviene con Cthulhu. Sebbene la serie abbia poi rivelato la sua origine umana attraverso Vecna, il Mind Flayer mantiene la caratteristica lovecraftiana di essere quasi invincibile e difficilmente contenibile, creando una costante tensione narrativa. Il nome stesso, pur derivante da Dungeons & Dragons, è ben radicato in una tradizione di mostri che rappresentano il terrore dell’ignoto.

Vecna e la svolta verso un antagonista più umano

Nel quarto capitolo, la serie svela che il Mind Flayer è una manifestazione del potere di Vecna, un tempo umano. Questa svolta rompe parzialmente la formula dell’orrore cosmico, che predilige avversari incomprensibili, ma al contempo aggiunge una dimensione psicologica: il male nasce dall’ambizione e dalla corruzione dell’uomo stesso. Il collegamento con Lovecraft resta però presente, perché anche nelle opere dell’autore, alcune entità emergono da esseri umani che hanno osato oltrepassare i limiti della realtà.

Demogorgoni e la tradizione dei mostri bio-organici

Un altro caposaldo dell’orrore cosmico è rappresentato da creature che mutano la biologia umana o animale, come il Demogorgon di Stranger Things. Questo mostro ricorda le aberrazioni viste in “The Thing” o “Alien”, dove i antagonisti sono ibridi di carne e orrore. Il Demogorgon, con la sua bocca a basso ridotto e la pelle di un grigio luminoso, appare come una perversione di forme naturali, proprio come i mostri lovecraftiani che spesso sono descritti come “pseudoscientificamente impossibili”. Anche i più piccoli “demodogs” continuano a rafforzare questo filone, dimostrando come la serie utilizzi il biologico per generare paura e mistero.

Le dimensioni parallele, le entità quasi incomprensibili e i mostri bio-organici hanno trovato nuova vita grazie a una narrazione visuale e a un cast carismatico. Restano pochi esempi nella televisione contemporanea che abbiano così efficacemente intrecciato questi elementi, il che rende la serie un caso di studio ideale per chi studia l’evoluzione del genere.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.