Nel panorama del software creativo, una notizia ha rapidamente acceso i riflettori: un ingegnere statunitense, Brandon Thomas, ha lanciato ArtCraft una suite totalmente open source che replica sette delle applicazioni più popolari della gamma Adobe. La peculiarità del progetto è il metodo di sviluppo: quasi l’intero codice è stato generato da Claude Opus 5.5 il modello avanzato di Anthropic, combinato con il linguaggio di programmazione Rust. Il risultato è una collezione di programmi che, a livello di interfaccia, sembrano quasi identici a Photoshop, Premiere, Lightroom e altri, ma distribuiti gratuitamente su GitHub.
Il percorso di creazione: da clean-room all’automazione AI
Thomas ha descritto ArtCraft come una “reimplementazione in camera bianca”. In pratica, il team ha osservato le versioni commerciali di Adobe, ha raccolto le documentazioni pubbliche e ha affidato a Claude il compito di scrivere il codice, fornendo istruzioni dettagliate – i cosiddetti “manuali per gli agenti”. L’impiego di Claude Opus 5.5 ha permesso di produrre più di 1,5 milioni di righe di codice in meno di un mese, con una media di circa 400 commit al giorno. Tale ritmo supera di gran lunga quello di un team tradizionale di sviluppo.
Le sette applicazioni di ArtCraft
La suite comprende:
- PhotoCraft – alternativa a Photoshop
- FilmCraft – sostituto di Premiere
- LightCraft – per Lightroom CC
- VectorCraft – ispirato a Illustrator
- EffectCraft – simile a After Effects
- DesignCraft – pari a InDesign
- PrintCraft – replica di Acrobat
Tutte le app funzionano su macOS, Windows e, soprattutto, su Linux, una piattaforma finora trascurata da Adobe. L’interfaccia è stata copiata fedelmente: le barre degli strumenti, le scorciatoie da tastiera e le impostazioni si trovano nello stesso punto dei prodotti originali, offrendo un’esperienza familiare a chi è abituato al workflow Adobe.
Stato attuale: early alpha, bug e prospettive di sviluppo
Al momento ArtCraft è in fase early alpha. Gli utenti che hanno testato PhotoCraft hanno segnalato crash frequenti, problemi di salvataggio dei file e discrepanze nei risultati rispetto a Photoshop. Su GitHub sono state aprte centinaia di issue, molte delle quali relative a file corrotti o a funzionalità di editing non operative. FilmCraft, la versione di Premiere, pesa solo 35 MB e riesce a decodificare l’H.264 con risultati identici a FFmpeg su un piccolo set di clip, ma la compatibilità con video girati da smartphone rimane limitata. Il team ha stimato che il completamento reale delle funzionalità si aggiri intorno al 45-60 % del lavoro necessario per un prodotto “pronto all’uso”.
Questioni legali e potenziali ripercussioni sul modello SaaS
La replica quasi identica dell’aspetto grafico delle applicazioni Adobe solleva interrogativi sul trade dress e sulla violazione di brevetti. Adobe, da tempo criticata per le penali di cancellazione degli abbonamenti, è stata recentemente multata per 150 milioni di dollari per pratiche poco trasparenti. Thomas ha presentato ArtCraft come una risposta a quel modello di Software as a Service sostenendo che gli utenti non dovrebbero più subire costi di recesso. Tuttavia, le leggi sulla proprietà intellettuale in diverse giurisdizioni potrebbero considerare la suite una forma di concorrenza sleale, soprattutto perché l’interfaccia è quasi una copia carbonica dell’originale.
Se la comunità dovesse adottare massicciamente ArtCraft, il modello di abbonamento di Adobe potrebbe subire una pressione significativa, costringendo l’azienda a ripensare prezzi, politiche di cancellazione e forse a offrire versioni più leggere o open source dei propri prodotti. Per ora, però, la suite rimane un esperimento tecnico affascinante, ma non ancora una valida alternativa per i professionisti che dipendono da stabilità, plugin certificati e supporto dedicato.



