Francesco Guccini, scomparso il 6 agosto 2026 all’età di 86 anni, è stato molto più di un semplice cantautore. Conosciuto per brani iconici come La locomotiva e Dio è morto Guccini ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana anche attraverso la sua vasta produzione letteraria.
La scrittura è sempre stata una passione profonda per Guccini. Prima di diventare una star della musica, era un cronista, un insegnante e un avido lettore. Mentre le sue canzoni diventavano patrimonio nazionale, ha iniziato a esplorare la narrativa, creando un’opera che comprende romanzi autobiografici, libri di memoria, saggi, racconti e una fortunata serie di gialli ambientati sull’Appennino.
Le radici della memoria
Il debutto letterario di Guccini risale al 1989 con Cròniche epafàniche un’opera autobiografica che racconta la sua infanzia tra Modena e Pavana durante la guerra. Questo libro, destinato a diventare un classico, è un mosaico di ricordi che intrecciano vicende personali con la storia di un’Italia contadina ormai scomparsa.
Nel 1993, Guccini pubblica Vacca d’un cane un’opera che ripercorre gli anni dell’adolescenza e della formazione nella Modena del dopoguerra. Anche in questo caso, la memoria individuale diventa memoria collettiva, raccontando il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta in un Paese in rapida trasformazione.
Negli anni successivi, Guccini continua a esplorare la sua vita attraverso libri come Cittanova Blues e Non so che viso avesse. Quasi un’autobiografia alternando ironia, nostalgia e riflessioni sul tempo. La sua capacità di condividere la memoria rende questi libri un’eredità preziosa per le generazioni future.
L’Appennino come protagonista
In tutta la sua produzione letteraria, l’Appennino tosco-emiliano è un protagonista costante. Non è solo lo sfondo delle vicende, ma un personaggio vivo, con i suoi boschi, i paesi spopolati, le tradizioni e le parole che rischiano di scomparire.
Un esempio significativo è Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto pubblicato nel 2019 e finalista al Premio Campiello nel 2026. Il titolo richiama un termine dialettale che indica la luce incerta del crepuscolo, un’immagine che guida tutto il libro. Guccini racconta un mondo che lentamente si spegne, osservando con lucidità la trasformazione delle montagne italiane.
I gialli con Loriano Macchiavelli
Una parte importante della carriera di Guccini nasce dall’incontro con Loriano Macchiavelli, maestro del noir italiano. Insieme, danno vita a una lunga serie di romanzi investigativi ambientati sull’Appennino. Il primo è Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti pubblicato nel 1997, seguito da altri titoli come Un disco dei Platters e Questo sangue che impasta la terra.
Pur appartenendo al genere giallo, i delitti diventano l’occasione per raccontare piccoli paesi, antiche leggende, tradizioni popolari, dialetti e la vita quotidiana dell’Appennino. Il mistero convive con il gusto del racconto orale, trasformando ogni romanzo in un viaggio dentro la cultura e la geografia locale.
I saggi e l’amore per le parole
La passione di Guccini per le parole lo porta a documentare e studiare il dialetto parlato nelle sue zone. Nel 1998 pubblica il Dizionario del dialetto di Pàvana dedicato alla parlata del piccolo paese dell’Appennino dove aveva trascorso l’infanzia. Questo lavoro è un omaggio a un patrimonio linguistico destinato a scomparire insieme alle ultime generazioni che lo parlavano.
Nel 2012 esce Dizionario delle cose perdute seguito due anni dopo dal Nuovo dizionario delle cose perdute. Questi libri della memoria raccontano oggetti, usanze e parole che hanno accompagnato la vita quotidiana degli italiani del Novecento e che oggi sembrano appartenere a un altro mondo.
Lo stesso spirito anima opere come Piccolo manuale dei giochi di una volta dedicato ai passatempi dell’infanzia prima dell’era digitale, e Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) in cui il cibo è spunto per raccontare amicizie, incontri e ricordi.
Gli ultimi libri
Per tutta la sua esistenza, Guccini non ha mai smesso di scrivere. Dopo Storie liete, fiabe nere e tempi andati e Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) sono arrivati Vola golondrina ancora insieme a Loriano Macchiavelli, Così eravamo. Giornalisti, orchestrali, ragazze allegre e altri persi per strada pubblicato nel 2026, e infine Romeo e Giulietta 1949 uscito nel 2026.
Guccini ha lavorato fino all’ultimo al libro Calde le pere! che uscirà postumo a settembre per Giunti. Il 23 luglio scorso, con l’editor Paolo Iacuzzi, ha raccontato: Nel racconto c’è un omaggio a Pavana, quando mi abbandono all’immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull’Appennino pistoiese spira attraverso.



