Negli ultimi giorni il progetto denominato REA (Reverse Engineer Anything), ospitato su GitHub, ha attirato l’attenzione di sviluppatori, avvocati e imprenditori. L’autore, Brandon Thomas, utilizza l’IA generativa – in particolare Claude di Anthropic – per osservare il comportamento di applicazioni commerciali come Word, Excel, PowerPoint o AutoCAD e poi riscrivere da zero le stesse funzionalità. Il metodo non prevede la decompilazione del codice proprietario: l’AI analizza le interfacce, i formati di file e le azioni dell’utente, creando una versione open-source che imita le operazioni più comuni.
Come funziona il reverse engineering guidato dall’AI
Il processo si basa su tre fasi distinte. Prima, gli agenti AI interagiscono con il programma originale, registrando input, output e tempi di risposta. Poi, un altro set di modelli genera codice sorgente che implementa gli stessi comportamenti osservati, senza copiare linee di codice esistenti. Infine, un terzo gruppo di AI esegue test automatici confrontando i risultati con quelli del software di riferimento, segnalando discrepanze e suggerendo correzioni. Questo ciclo iterativo permette di ridurre mesi di lavoro manuale a pochi giorni, generando centinaia di migliaia di righe di codice in tempi record.
Risultati concreti del progetto ArtCraft
In meno di una settimana il team ha rilasciato sette alternative gratuite a prodotti Adobe, Microsoft e Autodesk. Le versioni open-source includono interfacce molto simili a quelle tradizionali, con menu, pannelli e strumenti riconoscibili. Alcune funzioni di base – come l’editing di testo, la creazione di fogli di calcolo o l’inserimento di forme vettoriali – sono già operative, mentre le funzionalità avanzate (macro complesse, rendering 3D di livello professionale, supporto a formati proprietari) richiedono ancora affinamenti. Nonostante le limitazioni, la rapidità di sviluppo dimostra quanto sia efficace l’approccio AI-first.
Quadro giuridico: cosa consente e cosa vieta la legge
Il diritto d’autore protegge il codice sorgente originale e le interfacce espressive (layout, design grafico, elementi protetti da copyright). Tuttavia, non tutela le idee le funzionalità o i formati di file. Questo significa che, se il nuovo software è scritto da zero senza copiare parti di codice protetto, non costituisce violazione del copyright. La distinzione è sottile: la mera riproduzione di un aspetto visivo (ad esempio un menu identico) può rientrare nella protezione delle “interfacce espressive”, ma la legge varia a seconda della giurisdizione e dell’analisi caso-per-caso.
In molte nazioni, la pratica del reverse engineering è ammessa a fini di interoperabilità, purché non vi sia intento di competere direttamente con il prodotto originale sfruttando il suo codice proprietario. L’AI, tuttavia, complica la valutazione: gli algoritmi generano codice nuovo, ma apprendono da osservazioni del programma originale, creando una zona grigia legale. Finora, i tribunali non hanno ancora stabilito una giurisprudenza chiara sull’uso di AI per il reverse engineering, lasciando le aziende in una posizione di incertezza.
Impatto sul mercato e scenari futuri
Le versioni open-source di ArtCraft, sebbene non ancora equiparabili ai prodotti commerciali, hanno già dimostrato che è possibile produrre alternative funzionali in tempi estremamente brevi. Questo potrebbe spingere i vendor tradizionali a rivedere i modelli di pricing e a investire maggiormente in licenze basate su servizi cloud, dove la semplice distribuzione di un programma scaricabile diventa meno redditizia. Inoltre, la progettazione di software nativo per gli agenti AI – una caratteristica di ArtCraft – apre la porta a un nuovo paradigma di sviluppo, in cui le macchine non solo assistono gli utenti, ma eseguono autonomamente flussi di lavoro complessi.
Dal punto di vista legale, le aziende dovranno rafforzare le proprie strategie di protezione, magari ricorrendo a brevetti sui processi operativi o a contratti più severi con i clienti. Alcuni potrebbero decidere di rendere i propri formati di file proprietari e criptati, rendendo più difficile l’interoperabilità. Altri, invece, potrebbero scegliere di rendere pubblici i propri standard, favorendo un ecosistema più aperto e riducendo il rischio di copie non autorizzate. In ogni caso, l’adozione di AI per il reverse engineering rappresenta una sfida sia tecnologica che normativa, destinata a evolversi rapidamente nei prossimi anni.



