Il nuovo film dedicato a Supergirl si presenta come qualcosa di più profondo rispetto alla semplice citazione estetica di altri blockbuster spaziali. Al centro della storia non c’è solo l’azione: Kryptoil cane di Supergirl, diventa il simbolo della perdita e del lutto che definisce il viaggio interiore di Kara Zor-El, ispirato alla serie Woman of Tomorrow di Tom King e Bilquis Evely. Questa tensione tra emozione e leggerezza ha guidato la direzione creativa e la scelta stilistica del progetto.
La produzione ha chiarito fin dall’inizio che l’intento non era replicare pedissequamente nulla di già visto nello spazio cinematografico, ma piuttosto costruire una propria identità visiva e narrativa: un mix di rimandi e soluzioni originali pensate per bilanciare temi gravosi e tono giocoso. Le parole chiave del team sono state libertà creativa, attenzione al dettaglio e un approccio che riconosce le influenze senza esserne prigioniero.
La visione registica e le influenze fantascientifiche
Il regista Craig Gillespie ha impostato una cifra stilistica dichiaratamente rivolta alla fantascienza. Nell’accezione del regista emergono richiami diversi: «Craig [Gillespie] ha una visione molto fantascientifica.» Sul confronto con altri franchise, la produttrice esecutiva Chantal Nong Vo ha sintetizzato lo spirito del film con una serie di osservazioni nette: «Alcuni diranno Guardiani, altri diranno Dune.» Ha poi aggiunto: «Penso che ci siano elementi di entrambi e, ovviamente, c’è Star Wars.» Queste frasi indicano come il film dialoghi apertamente con la tradizione spaziale, ma ambisca a distaccarsene: «Si vuole davvero cercare di essere unici».
Equilibrio tra tono leggero e temi pesanti
Il materiale narrativo impone un bilanciamento: da un lato il racconto del trauma e del lutto di Kara, dall’altro la necessità di non gravare esclusivamente sul registro drammatico. Per questo motivo la pellicola mescola momenti di forte emotività con spruzzi di umorismo eccentrico, caratteristica evidenziata come tratto distintivo della regia di Gillespie e supportata dall’approccio produttivo di Nong Vo.
Scelte di produzione e dettagli materiali
Dietro l’aspetto visivo e gli oggetti di scena c’è un lavoro accurato volto a dare spessore culturale agli universi visitati. Il supervisore degli oggetti di scena, Charlie Horwoodha sottolineato la libertà concessa al reparto: «Abbiamo avuto piena libertà creativa per fare ciò che volevamo.» Questa autonomia ha permesso di guardare a modelli consolidati, tra cui film di Star Wars e vecchie produzioni DC, per poi reinterpretarli con un tocco personale che mantenga l’essenza ma la riformuli.
Nella pratica, la libertà creativa si è tradotta in scelte materiche e stilistiche precise: versioni spaziali di armi da fuoco, armature e oggetti che richiamano culture diverse. Horwood ha spiegato ispirazioni concrete per alcuni pezzi di artigianato fittizio del film: «Per la spada di Ruthye, ci siamo ispirati al modo afgano di fabbricare armi con filigrana dorata.» Per altre componenti militari e di costume, ha indicato «una forte influenza vichinga e del cuoio» per l’estetica dei Briganti. Questi riferimenti reali contribuiscono a rendere ogni cultura aliena riconoscibile e credibile.
Il ruolo dei personaggi esterni e le prospettive del DCU
Il progetto non si limita al percorso personale di Kara: fa da corollario il coinvolgimento di figure che aprono a sviluppi futuri. Tra queste spicca la presenza di Jason Momoa nei panni di Lobo, personaggio che promette di avere un ruolo significativo nell’espansione cosmica del DCU. Il film rappresenta il secondo titolo dell’universo cinematografico DC a spingersi oltre i confini terrestri, segnando un’accelerazione rispetto a altri universi che hanno impiegato più tempo a scommettere su avventure su scala galattica — nello specifico, si nota che ci sono voluti «sei anni» prima che un altro grande universo narrativo facesse un salto simile.
Il risultato sperato è duplice: offrire un’esperienza autonoma, che possa essere apprezzata anche fuori dal contesto seriale del DCU, e al tempo stesso gettare le basi per un’estetica cosmica riconoscibile che possa influire sulle produzioni successive. La combinazione di scelte registiche, scrittura emotiva e dettagli scenografici punta a fare di Supergirl un titolo che sappia parlare tanto agli spettatori in cerca di spettacolo quanto a chi cerca profondità narrativa.
In sintesi, la costruzione del film è stata orientata a coniugare influenze riconoscibili del cinema spaziale con un’identità propria, mettendo al centro la dimensione emotiva legata a Krypto e la libertà creativa del team tecnico per creare mondi e culture distintive.


