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4 Settembre 2026

Dalla Flash-Matic allo Space Command: la storia del telecomando televisivo

Dai primi modelli ingombranti agli attuali dispositivi sofisticati, il telecomando ha rivoluzionato il modo di guardare la televisione. Scopri la sua storia e il suo impatto culturale.

Dalla Flash-Matic allo Space Command: la storia del telecomando televisivo

Oggi, il telecomando televisivo è un oggetto così comune che spesso lo diamo per scontato. Ma c’è una ragione per cui i nostri genitori e nonni lo chiamano ancora affettuosamente “il clicker”.

Prima degli anni ’50, cambiare canale significava alzarsi dal divano, attraversare il salotto e girare una pesante manopola di plastica sul davanti di un televisore in legno. L’invenzione del telecomando wireless ha rivoluzionato il comportamento umano, introducendo il concetto di “zapping” e un suono meccanico distintivo nei salotti americani.

La Flash-Matic e il problema della luce solare

Il primo telecomando wireless fu inventato nel 1955 da Eugene Polley, un ingegnere di Zenith. Chiamato Flash-Matic, questo dispositivo assomigliava a una piccola pistola a raggi e funzionava con la luce visibile.

Il televisore era dotato di quattro celle fotoelettriche negli angoli dello schermo. Per cambiare canale o regolare il volume, bastava puntare la Flash-Matic su un angolo specifico. Tuttavia, questa tecnologia presentava un difetto fatale: i sensori non riuscivano a distinguere tra il telecomando e la luce solare. Se il sole pomeridiano colpiva il televisore nel modo giusto, i canali potevano cambiare da soli o il televisore si spegneva durante un programma.

Lo Space Command di Robert Adler

Zenith aveva bisogno di una soluzione che non fosse influenzata dalla luce solare, così affidarono il compito a un altro ingegnere, il dottor Robert Adler. Nel 1956, Adler introdusse lo Space Command, che utilizzava ultrasuoni invece della luce.

La caratteristica brillante dello Space Command era che non richiedeva batterie. All’interno del dispositivo rettangolare e pesante c’era una serie di piccole aste di alluminio, simili a diapason. Quando si premeva uno dei pulsanti ingombranti sulla parte superiore del telecomando, veniva attivato un piccolo martello che colpiva l’asta corrispondente.

Ogni asta vibrava a una frequenza diversa, troppo alta per essere udita dall’orecchio umano, ma percepibile dal microfono del televisore. Poiché era un’azione meccanica di un martello che colpiva un’asta di metallo, premere il pulsante produceva un suono acustico distinto e altamente soddisfacente, un “click”.

L’impatto culturale dello Space Command

Lo Space Command era un articolo di lusso. Aumentava il prezzo di un televisore di quasi il 30%, ma la convenienza era innegabile. Per oltre due decenni, milioni di salotti americani risuonarono con il suono di martelli metallici che scattavano mentre le famiglie si rilassavano tra i loro tre canali televisivi locali.

Negli anni ’80, l’industria televisiva passò dagli ultrasuoni alla tecnologia a infrarossi silenziosa che utilizziamo ancora oggi. I diapason furono sostituiti da chip digitali e batterie, e il suono meccanico scomparve. Tuttavia, l’impatto culturale era già consolidato. Anche se il dispositivo non emetteva più suoni da oltre quarant’anni, il termine “clicker” rimane un fantasma affettuoso della storia della televisione.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.