Rilettura dei film del 1986: quattro titoli rivisti in un giorno

Quattro film del 1986 riesaminati per il progetto annuale: interpretazioni forti, scelte narrative discutibili e qualche sorpresa inattesa

Nel quadro del nostro progetto annuale dedicato al cinema del 1986, abbiamo scelto di riesaminare le pellicole nel giorno del loro debutto originale: un approccio che mette in relazione il passato cinematografico con il presente critico. L’idea è semplice ma ambiziosa: non si tratta di ricordi sommari, bensì di visioni rinnovate; ogni film è stato ri-guardato per offrire valutazioni fondate e, in alcuni casi, per scoprire opere che non avevamo mai visto prima. Il programma conta quasi quattro dozzine di titoli, un calendario che cerca di rispettare le date di uscita storiche per celebrare i 40 anni come fossero anniversari in tempo reale.

At Close Range: affetti criminali e carisma confuso

Il primo film della giornata, At Close Range, punta l’attenzione su una dinamica familiare contaminata dalla criminalità: Brad Jr., interpretato da Sean Penn, cerca una propria identità sulle tracce del padre, Brad Sr. (interpretato da Christopher Walken). La pellicola, basata su eventi reali, mette in scena il passaggio da adolescente a complice e il prezzo di quella scelta. La colonna sonora, nota a molti per una canzone di Madonna, contribuisce a un’atmosfera malinconica che contrasta con la durezza delle azioni. Nel complesso, il film non sorprende per la trama, ma convince grazie alle interpretazioni: caratterizzazione e tensione emotiva reggono la visione.

Performance e sfumature autobiografiche

La prova di Sean Penn qui è misurata e distante dalla foga di altri ruoli coevi: il suo Brad Jr. è un ragazzo in cerca di conferme e allo stesso tempo vittima di un’eredità morale inquietante. At Close Range trova forza anche in Walken, la cui presenza scenica rende credibile l’immagine di un capo che non guarda in faccia a nulla. Pur prevedendo alcuni snodi narrativi, la pellicola rimane interessante per come costruisce relazioni distruttive e per il senso di inevitabilità che permea ogni scelta dei protagonisti.

Desert Bloom: famiglia, paura atomica e scelte di tono

Desert Bloom si sposta su un terreno diverso: la storia di una famiglia vittima delle ombre del dopoguerra e dei test nucleari, con Jon Voight nel ruolo del capofamiglia segnato dalla guerra. Ambientata in Nevada durante i test atomici, la vicenda esplora il disagio psicologico e le tensioni domestiche, soprattutto attraverso gli occhi della figlia maggiore, interpretata da Annabeth Gish. L’intento è ambizioso: fondere la paura collettiva dell’epoca con il dramma privato. Tuttavia, l’aggiunta di alcuni personaggi lascia una sensazione di sovraccarico narrativo e di direzioni non del tutto coerenti con il nucleo emotivo del film.

Tono e struttura: quando troppe storie frenano

La presenza di figure secondarie, come il personaggio interpretato da Ellen Barkin, è percepita come discutibile: alcuni elementi sembrano rimandare ad altri drammi teatrali, creando dissonanza rispetto alla linea principale. Il risultato è una pellicola ben recitata ma indecisa sul registro: tra dramma familiare e allegoria storico-sociale, il film si diluisce e lascia sul tavolo più spunti di quanti ne riesca a sviluppare compiutamente.

Murphy’s Law e Wise Guys: l’azione che non convince

Nel pomeriggio della nostra rassegna sono passati due titoli di segno opposto, ma accomunati da esiti poco felici. Murphy’s Law, con Charles Bronson, racconta un poliziotto brusco costretto a fuggire per dimostrare la propria innocenza, scortato da una donna coinvolta nella vicenda, interpretata da Kathleen Wilhoite. Il personaggio di Bronson è decisamente antipatico: autodistruttivo, alcoolista e spesso misogino, fatica a suscitare empatia, rendendo il film una routine d’azione senza profonde articolazioni morali. Dall’altra parte, Wise Guys prova a mescolare commedia e gangsterismo con Danny DeVito e Joe Piscopo, ma la chimica tra i protagonisti non decolla e il registro umoristico risulta spesso puerile e ripetitivo.

Confronto, regia e risultato finale

Entrambe le pellicole soffrono di scelte registiche che non valorizzano gli spunti iniziali: Murphy’s Law resta un veicolo per la presenza iconica di Bronson ma privo di profondità, mentre Wise Guys paga l’assenza di sintonia tra i due protagonisti e una direzione, quella di Brian DePalma, che sembra non trovare il tono giusto tra commedia e noir. In sintesi, giornate di visione come questa confermano l’interesse storico della stagione 1986 ma ricordano anche che non tutto quel che luccicava allora resiste alla prova del tempo.

Il progetto proseguirà con altre uscite programmate: la prossima tornata è fissata per April 18, 2026, quando discuteremo titoli come 8 Million Ways to Die, Act of Vengeance, Crimewave e Violets Are Blue. Continuando a guardare con occhio critico e a contestualizzare ogni film, speriamo di offrire una guida che sia utile tanto ai nostalgici quanto ai lettori curiosi di riscoprire il cinema degli anni Ottanta.

Scritto da Dr.ssa Anna Vitale

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