Dopo quasi due decenni di silenzio, la saga Onimusha è tornata sotto i riflettori grazie all’annuncio effettuato durante i The Game Awards 2024. Il nuovo capitolo, Onimusha: Way of the Sword è stato lanciato il 4 settembre su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, segnando una vera e propria rinascita per un franchise che aveva rischiato di scomparire dalla memoria collettiva. In questo articolo analizziamo le scelte narrative, i personaggi, il gameplay e i punti di forza e debolezza del titolo, per capire se Capcom è riuscita a rivitalizzare una leggenda senza tradire l’essenza che la rese celebre.
Il contesto storico del ritorno di Onimusha
Il precedente capitolo della serie, Dawn of Dreams era stato pubblicato su PlayStation 2 nel 2006, e da allora la casa di Osaka aveva concentrato le proprie energie su altri franchise storici, come Devil May CryMegaman e Okami. L’annuncio di Way of the Sword è arrivato in un periodo di rilancio generale di Capcom, che ha provato a riscoprire le proprie radici attraverso remake e reboot. La decisione di non presentare il nuovo titolo come sequel diretto, ma come punto di partenza per la serie, ha mostrato la volontà di creare una nuova continuità, lasciando dietro di sé la pressione di dover soddisfare i fan più nostalgici.
Trama e personaggi: una narrazione più profonda
Ambientata nell’Era Edo, la storia si incentra su Miyamoto Musashi un giovane spadaccino che arriva a Kyoto per dimostrare di essere il più forte samurai del Giappone. La sua ambizione viene interrotta dall’invasione dei Genma demoni legati a una misteriosa entità che vuole aprire le porte dell’inferno al mondo dei mortali. In un combattimento mortale Musashi viene salvato da un antico artefatto, il Guanto Oni capace di assorbire le anime dei nemici e di concedere poteri sovrumani. Da quel momento in poi, il protagonista dovrà affrontare una serie di sfide che lo porteranno a scoprire il vero significato del suo cammino.
Miyamoto Musashi: il samurai ironico
Il personaggio è stato modellato sulle fattezze dell’attore Toshirō Mifune ente iconico del cinema giapponese. Musashi non è il classico samurai austero: combina la sua letale abilità con un’umoristica leggerezza, quasi a ricordare le avventure di Jack Sparrow ma armato di katana. Questo approccio rende il protagonista più accessibile, ma non ne diminuisce la determinazione a difendere Kyoto dalle forze demoniache.
Compagni e antagonisti: motivazioni e atmosfera
Accanto a Musashi si aggiungono figure ben definite: la danzatrice Okuni l’anziano guerriero Takemura e il rivale Sasaki Ganryu anch’egli in possesso di un Guanto Oni. Ogni personaggio ha una storia personale che spiega le proprie motivazioni, creando un equilibrio tra il plot-driven e il character-driven. La presenza della spettrale Shizuka voce del Guanto, aggiunge un ulteriore livello di mistero e di tensione emotiva, rendendo la narrazione più ricca di sfumature rispetto ai titoli precedenti.
Gameplay: la nuova lama del combattimento
Il cuore di Onimusha: Way of the Sword è il suo sistema di combattimento, reinventato per i gusti moderni ma mantenendo la spiritualità dei titoli originali. La meccanica si basa su osservazione, contrattacco e gestione del timing, piuttosto che sulla pura frenesia. I giocatori possono alternare attacchi leggeri e potenti, eseguire parate perfette e sfruttare gli Issen contrattacchi di massima potenza che, se usati al momento giusto, possono ribaltare l’esito di uno scontro.
Il sistema di attacco e contrattacco
Ogni colpo ha un peso diverso: gli attacchi veloci infliggono meno danni ma permettono di mantenere la stamina alta, mentre le mosse pesanti consumano più energia ma aprono varchi nella difesa dei Genma. Il Guanto Oni si potenzia assorbendo le anime dei nemici sconfitti, consentendo al giocatore di sbloccare tecniche speciali e di aumentare il danno complessivo. Questa dinamica crea un ciclo di crescita che ricompensa l’aggressività controllata e la capacità di leggere i pattern avversari.
Boss fight e varietà di nemici
Le battaglie contro i boss sono vere e proprie prove di maestria. Ogni avversario presenta un pattern unico, richiedendo al giocatore di gestire sia la stamina che il tempo di risposta. Le esecuzioni sono accompagnate da inquadrature cinematografiche, rallentamenti e effetti sonori che enfatizzano l’impatto dei colpi, conferendo al combattimento un carattere quasi teatrale. Tuttavia, la ripetitività di alcuni mini-boss e di numerose missioni secondarie può appesantire la durata complessiva, facendo avvertire il giocatore il tempo di una routine.
Punti di forza e debolezze del titolo
Tra i vantaggi più evidenti troviamo la cura grafica offerta dal RE Engine, che garantisce ambientazioni dettagliate, animazioni facciali realistiche e una resa luminosa che ricorda il cinema chambara. Il doppiaggio, anche nella versione italiana, è di buona fattura e contribuisce a rendere vividi i dialoghi. La narrazione, più matura rispetto ai precedenti capitoli, offre momenti di tensione, umorismo e dramma, mantenendo l’equilibrio tra mito storico e fantasy.
D’altro canto, la principale pecca è rappresentata dalla ripetitività delle missioni secondarie e dalla durata delle battaglie contro nemici minori, che possono far sentire il gioco più lungo del necessario. Con una stima di circa 30 ore di gioco, il titolo avrebbe potuto beneficiare di una struttura più sintetica, magari riducendo il numero di side-quest filler per mantenere alta la tensione. In definitiva, Onimusha: Way of the Sword è un ritorno solido che riesce a rinnovare la leggenda, pur soffrendo di qualche eccesso di contenuti ripetitivi.



