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13 Luglio 2026

Il videogioco più costoso della storia: la storia dietro la vendita record di Super Mario Bros.

Una cartuccia di Super Mario Bros. del 1986 è stata venduta per 3 milioni di dollari, diventando il videogioco più costoso della storia. Scopri come il collezionismo videoludico sta cambiando e cosa rischia di scomparire.

Il videogioco più costoso della storia: la storia dietro la vendita record di Super Mario Bros.

Il 12 giugno 2026, una copia sigillata di Super Mario Bros. rimasta intatta per quasi quarant’anni, è stata venduta all’asta per la cifra record di tre milioni di dollari. Questo evento ha portato alla luce un paradosso affascinante: mentre alcuni titoli vintage raggiungono valori da capolavoro artistico, la maggior parte dei videogiochi storici rischia di scomparire.

La cartuccia, scoperta all’interno di un bundle console mai aperto, è stata definita il “Santo Graal del collezionismo videoludico”. Ma cosa rende un videogioco così prezioso e cosa succede al resto del patrimonio videoludico?

Il valore della rarità: come si determina il prezzo di un videogioco vintage

Il mercato del collezionismo videoludico è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, seguendo una traiettoria simile a quella di altri settori del collezionismo pop. La rarità certificata è il fattore principale che determina il valore di un videogioco. Nel caso di Super Mario Bros, non è il gioco in sé a determinare il prezzo, ma la combinazione di rarità documentata, provenienza e stato di conservazione.

Secondo Heritage Auctions, di quella specifica tiratura del 1986, riconoscibile da un particolare adesivo di sigillatura usato solo per un breve periodo, esistono soltanto tre esemplari sigillati noti al mondo. Questo tipo di rarità è ciò che spinge i prezzi alle stelle, trasformando i videogiochi in oggetti da investimento.

Il rischio obsolescenza: cosa succede ai videogiochi che non sono rari

Mentre alcuni titoli raggiungono cifre da capogiro, la maggior parte dei videogiochi storici rischia di scomparire. Secondo uno studio del 2026 condotto dalla Video Game History Foundation, circa l’87% dei videogiochi pubblicati prima risulta fuori commercio negli Stati Uniti. Questo significa che sono accessibili solo attraverso il mercato dell’usato, l’emulazione non autorizzata o la consultazione fisica presso un archivio specializzato.

Il problema dell’accessibilità legale del patrimonio videoludico è più ampio del singolo titolo da collezione. La sezione 1201 del Digital Millennium Copyright Act vieta di aggirare le misure tecniche di protezione che impediscono l’accesso a un’opera protetta da copyright, anche quando quell’opera non è più in commercio. Questo ostacolo giuridico rende difficile per le biblioteche e gli archivi preservare e rendere accessibili i videogiochi storici.

Il revival commerciale: come le aziende ripropongono i classici

Un’altra via per preservare i videogiochi storici è quella del revival commerciale. Le aziende ripropongono direttamente i propri classici in formati aggiornati o miniaturizzati. Un esempio noto è il NES Classic Edition, lanciato da Nintendo nel novembre. Questa mini-console, con trenta giochi preinstallati, ha venduto oltre dieci milioni di unità entro la fine.

Tuttavia, il revival commerciale segue una logica diversa sia dal collezionismo sia dalla conservazione. Le aziende selezionano un numero ristretto di titoli, quasi sempre i più celebri e redditizi, e li ripropongono in formati controllati. Questo modello è efficace dal punto di vista commerciale, ma resta per definizione parziale, lasciando fuori la maggior parte delle opere minori.

Mentre alcuni titoli raggiungono cifre da capogiro, la maggior parte del patrimonio videoludico rischia di scomparire. È fondamentale trovare un equilibrio tra collezionismo, conservazione e revival commerciale per preservare la storia dei videogiochi per le generazioni future.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.