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27 Settembre 2026

Il nuovo film di Fausto Brizzi spinge Matano a riflettere su AI, social e celebrità

Frank Matano svela il lato oscuro dell’AI e la trappola della fama nel nuovo film ‘Quasi Vera’.

Il nuovo film di Fausto Brizzi spinge Matano a riflettere su AI, social e celebrità

Il comico Frank Matano è tornato sul grande schermo con la pellicola Quasi Vera una commedia che usa la intelligenza artificiale per mettere a nudo le dinamiche più torbide dei social media e della celebrità. Matano interpreta un programmatore in crisi, costretto a creare un’influencer virtuale chiamata Vera, interpretata da Taylor Mega, che diventa ben presto un fenomeno planetario. L’attore ha definito il personaggio più di un semplice ruolo: è il punto di partenza per una riflessione sul potere che la tecnologia esercita su chiunque, anche su chi, come lui, si ritrova a dover negoziare l’attenzione del pubblico.

Il progetto di Vera: un esperimento di intelligenza artificiale che travolge il web

Nel film, la creazione di Vera nasce da una disperata ricerca di successo. Il programmatore di Matano, ancora isolato dalla sua vita professionale, usa algoritmi di deep learning per generare volti, voce e contenuti sempre più accattivanti. Il risultato è una influencer virtuale che, senza alcuna forma fisica, ottiene milioni di follower, firme di contratti pubblicitari e una presenza online più forte di una star di Hollywood. Matano sottolinea che “i programmatori dominano il mondo” e che, grazie all’AI, “i nerd adolescenti si vendicheranno dei bulli, prendendo il controllo del mercato con le loro tech companies giganti”.

Un eco delle parole di Edward O. Wilson

Il dialogo del film richiama il celebre pensiero di Edward O. Wilson biologo americano che, già negli anni ’50, avvertiva: le nostre emozioni paleolitiche le istituzioni medievali e una tecnologia divina costituiscono una combinazione pericolosa. Questo concetto è al centro della sceneggiatura, dove la ricerca di un’immagine perfetta spinge i protagonisti a sacrificare l’autenticità in favore di un’apparenza costruita digitalmente.

I social come arma di manipolazione e dipendenza

Matano non risparmia critiche verso le piattaforme che, inizialmente, erano state concepite come strumenti di connessione. Oggi, l’algoritmo dei reel e dei contenuti brevi rilascia continue dosi di dopamina, mantenendo le persone costantemente impegnate e impedendo la noia. “Ci hanno anestetizzato il cervello”, afferma l’attore, aggiungendo che la tendenza a pubblicare una versione idealizzata di sé stessi trasforma la vita reale in una galleria di luoghi instagrammabili anziché in momenti condivisi con gli amici.

La trappola del “good vibes”

Un esempio concreto citato da Matano è l’insolita moda dei locali che installano insegne al LED con la frase “good vibes” in rosa, solo per offrire uno sfondo fotografico. “Detesto quando entro in un locale e trovo quel led, perché è l’ultimo simbolo di un’ossessione per l’apparire”, commenta, sottolineando come la ricerca di like abbia trasformato spazi di aggregazione in set fotografici. Il caso illustra la più ampia problematica della fama come veleno: una necessità di approvazione che può diventare patetica e autodistruttiva.

Fama, errori e la vita di Frank Matano al di là del set

Il comico ammette di essere droga di social nonostante la scusa professionale di dover rimanere aggiornato. “È una bugia palesissima, sono chiaramente dipendente dai social come tutti”, confessa. La sua esperienza personale è una lezione di umiltà: ha avuto tre anni di convivenza con il regista Davide Parenti, periodo in cui ha appreso tanto sulla generosità e sulla vita senza una casa di proprietà a Milano, un problema che spesso ostacola i giovani talenti.

Scelte che hanno lasciato il segno

Tra le sue confessioni più curiose, Matano ricorda il tatuaggio di Cartman, personaggio iconico di South Park sulla zona posteriore, un errore giovanile di cui si è pentito: “Non bisogna fare scelte permanenti quando si è molto giovani”. Inoltre, spiega il suo approccio alla comicità: per lui, “si deve scherzare su tutto”, ma con la consapevolezza che la linea del confine cambia a seconda del contesto storico e politico. Con la vittoria delle destre, per esempio, si possono affrontare temi un tempo considerati tabù dal movimento woke purché si mantenga la creatività e l’intelligenza nell’esecuzione.

Matano utilizza il suo ruolo per invitare il pubblico a riflettere su questi fenomeni, ricordando che dietro ogni like c’è una persona che rischia di perdere se stessa nella ricerca di un’immagine perfetta.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.