Il modo di viaggiare sta cambiando radicalmente, e il cibo è al centro di questa rivoluzione. Mentre un tempo i viaggiatori cercavano ristoranti stellati, oggi sempre più persone preferiscono esplorare le destinazioni attraverso i loro snack locali e i mercati rionali. Questo fenomeno, chiamato snackpacking sta diventando una delle tendenze più rilevanti del turismo enogastronomico.
Lo snackpacking è l’evoluzione moderna del concetto di backpacking dove il cibo diventa il mezzo per scoprire la cultura e la quotidianità di una destinazione. Invece di cercare esperienze gastronomiche di lusso, i viaggiatori preferiscono immergersi nella vita locale, assaggiando prodotti tipici e scoprendo botteghe e mercati nascosti.
Dati e tendenze del turismo enogastronomico
Secondo il Global Travel Trends Report l’89% dei Millennial e della Gen Z considera l’assaggio dei prodotti locali una parte essenziale del viaggio. I dati mostrano che il 69% degli intervistati frequenta chioschi di strada, il 53% si dirige verso panifici locali e il 50% passa ore tra gli scaffali degli alimentari di quartiere.
Il fenomeno è così rilevante che ha influenzato anche le grandi catene alberghiere, come BWH Hotels che hanno iniziato a offrire visite a piccole realtà locali come esperienze fuori dalle loro strutture. Inoltre, il Culinary Tourism Market Report 2026 stima che il valore del turismo enogastronomico globale raggiungerà i 1.230 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, con una crescita del 15,6% rispetto al 2026.
L’impatto dei social media
La componente social è fondamentale per questa tendenza. Oltre il 75% dei giovani viaggiatori ammette di cercare prodotti specifici solo perché diventati virali online. Un esempio emblematico è l’hashtag legato ai minimarket 7-Eleven che ha superato i 900mila post su Instagram e i 266mila video su TikTok.
Le app stanno giocando un ruolo cruciale in questa rivoluzione. Street Food App localizza in tempo reale food truck e chioschi ambulanti, Too Good To Go aiuta a trovare forni storici e gastronomie di quartiere, mentre TasteAtlas funziona come una mappa interattiva dei sapori tradizionali di ogni città.
Le mete più gettonate per lo snackpacking
L’Europa è una delle destinazioni preferite per gli snackpacker. In Spagna si cercano le patatine artigianali al gusto jamón ibérico, in Grecia la bougatsa calda nei forni di quartiere, nei Paesi Bassi gli stroopwafel e i bitterballen venduti dai distributori a muro della catena FEBO, in Portogallo le scatolette di sardine gourmet dei vecchi alimentari di Lisbona.
L’Italia con la sua frammentazione culinaria regionale, resta però il terreno più fertile. A Genova lo snackpacking si consuma camminando nei caruggi con la focaccia o un cartoccio di panissa fritta, in Puglia tra il pasticciotto salentino e i taralli caldi di Bari Vecchia, in Sicilia tra sfincione e arancine nei mercati di Ballarò e della Vucciria a Palermo.
Bologna, capitale dello snackpacking
Tra le dieci mete selezionate da BWH Hotels tra Italia e Sud-Est Europa compare anche Bologna scelta per le botteghe del Quadrilatero e il Mercato delle Erbe, dove la mortadella tagliata a cubetti si mangia passeggiando insieme a crescentine calde e tranci di pizza alla bolognese.
Perché lo snackpacking piace ai giovani viaggiatori
Lo snackpacking poggia su tre pilastri fondamentali: l’autenticità di un’esperienza non mediata, la flessibilità di un budget spalmato su più piccole tappe invece che su un unico pasto importante, e un fattore economico che pesa parecchio sulle scelte delle generazioni più giovani.
Oltre a questi aspetti, c’è una componente quasi ludica, la caccia al piatto giusto nel posto giusto, che porta i viaggiatori in quartieri altrimenti fuori rotta. Anche il souvenir cambia natura: al posto della classica paccottiglia si torna a casa con una scatola di biscotti regionali, una salsa tipica o una bottiglia di vino locale.



